FANTASMI DENTRO


Liberamente ispirato al delitto del Circeo

Francesco Ardizio si sveglia nel nulla.
È confuso: non ricorda chi è, in quale posto si trovi né perché sia lì; è ossessionato da visioni che lo terrorizzano e lo costringono a far uso di droghe.
Attraverso vari flash-back rivive il passato, riscoprendo progressivamente ciò che è stato e dove l'hanno condotto le idee che aveva e che condivideva con i due amici, Gianni Manti e Alessio Berg, con i quali ha vissuto anni giovanili pieni di efferatezze, di abusi e di violenze culminati nella notte-chiave.
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Il booktrailer

RECENSIONI





  • RECENSIONE DI GIACOMO VITTORIO PAOLOZZI

Può una cronaca di un evento criminale tradursi in una pagina letteraria o in un' opera d'arte? È una domanda legittima, suscitata dalla lettura di questo libro di Giancarlo Vitagliano che chiaramente s'ispira alla vicenda di molti anni fa, ricordata come il delitto del Circeo. Tre giovani di famiglia "per bene" portano due ragazze deboli ed innocenti in un appartamento isolato e trucemente le torturano, le violentano fino a procurare la morte di una ragazza e a ridurre in fin di vita l'altra. È una pagina crudele che viene evocata nel libro di Vitagliano attraverso il ricordo di uno di quei criminali, che è latitante da molti anni ed è nascosto presso una tribù primitiva afflitto dalla lunga fuga dalle carceri italiane.
Francesco Ardizio si sveglia in mezzo ad uno stato di totale incoscienza, in un caldo odore malsano, nel puzzo di sudore, piscio e vomito. Ha una dolorosa sensazione di stordimento e non riesce nemmeno a precisare a se stesso il luogo in cui si trova. D'altronde fa anche uso di droga e non riesce a dare un'identità convincente alla sua condizione di vita. L'autore espone con maestria questa straordinaria situazione di un individuo che ha dentro i fantasmi di tanta crudeltà ed il ricordo del martirio inferto alle altre persone. Prima di sprofondare in questa vita senza luce, senza colore e senza calore è stato giovane e forte; oppresso da una pseudo ideologia che lo porta a credersi migliore di tutti.
"Ero forte, eravamo forti, io e i miei amici, i più forti". E gli amici chi erano? Alessio, "bello come un biondo dio greco"; Gianni "imponente che esprimeva forza solo a guardarlo". Ardizio ricorda le convinzioni della sua giovinezza: "chi ha il potere ha sempre ragione". Ma è ancora importante evocare "i padri" di questi giovani. La più parte severi e pronti alla violenza, anche ai propri figli.
Vitagliano coglie Francesco negli ultimi giorni della sua vita. il lettore ne segue i gesti, le convulsioni, le operazioni per drogarsi, ma spera in un andamento catartico del protagonista. Ma lo scrittore è senza pietà e senza illusioni. il protagonista si accartoccia nel suo male perenne e, pur evocando il passato truce e crudele che l'ha ridotto in questa squilibrata condizione umana, non riesce a salvarsi. il lettore spera di vederlo piangere sui fantasmi che si porta dentro ... ma vanamente, fino a quando una "mano dalle dita di ghiaccio" non gli afferra il cuore. E tutto finisce nel nulla. Una breve nota alla fine del libro ci avverte che il corpo di Francesco Ardizio è sepolto in una fossa senza lapide. E nessuno reclama la salma e il nome del morto è dimenticato per sempre.
È un libro interessante che trova la sua originalità nella testimonianza della più atroce cattiveria umana.

Giacomo Vittorio Paolozzi - LA NUOVA TRIBUNA LETTERARIA n° 97


IL POTERE COME ETICA, IL MALE COME POLITICA: CONFESSIONI DI UN GIOVANE STUPRATORE

 
  • Recensione di Christian Di Masi
 
Homo omini lupus.” L’uomo è lupo all’uomo.


Le origini di quest’espressione risalgono a Plauto; nel secolo XVI Hobbes riprende questa locuzione ponendola al centro della sua riflessione filosofico-politica.  La società come velo che nasconde una realtà ben più cupa e cinica: la vigenza di una legge universale: quella del più forte. Secolari dibattiti hanno corollato le teorie che a valanga sono sorte sulla scorta di queste tre parole.


Potere, legittimazione alla violenza, uso della forza: un’escalation senza fine; una spirale, un vortice nel cui epicentro giace, silenzioso ed eterno, il mezzo e il fine dei vizi della natura umana: il Male.


Edgar Allan Poe, in uno dei suoi più celebri aforismi, scrive: “Il più grande inganno del diavolo è stato lasciar credere all’uomo di non esistere.


Il  Male è una forza. Bisogna ammetterlo. Il Male esiste. Il Male “è”.


Chi non ricorda i grandi classici come Arancia Meccanica, Eyes Wide Shut (Kubrick)? O grandi capolavori contemporanei provenienti dalle terre oltreoceano come la serie TV intitolata OZ, nella quale, come in un reality, decine di uomini di più diversa estrazione sociale, etnica, religiosa e culturale, scontano le pene per i loro crimini convivendo e facendosi guerra tra loro in una sezione speciale della struttura carceraria che va sotto il nome di “paradiso”?


In Italia esperimenti sul grande e piccolo schermo di tal genere sono un po’ smorzati dalla censura e da una critica bigotta che fatica ad amalgamarsi nelle dinamiche dettate da quel villaggio culturale globale che oggi è il mondo. In questo internet aiuta i giovani a guardarsi meglio intorno, a comunicare e scoprire nuove frontiere, a saggiare il dolce e l’amaro, così come l’animo e il corpo devono abituarsi al giorno e alla notte.


Di certo il tema del male nell’uomo non è un campo che lascia spazio alla suscettibilità, ma rinunciare ad analizzarlo, a comprenderlo, cosa potrebbe mai essere se non un tragico e fatale atto di ignoranza e illusione?


Secondo una recente dottrina della psicanalisi il peccato, come cedimento all’umana tentazione,  è una fase di crescita necessaria all’essere. Sia quest’indirizzo condiviso o meno, sta di fatto che esistono opere che, tracciando un ritratto degli uomini crudo, disincantato, quasi incomprensibile nella primordiale efferatezza dei suoi gesti, si fanno portatrici di questa linea di pensiero.


“Fantasmi Dentro”, il nuovo libro di Giancarlo Vitagliano, scrittore e brillante cardiologo nel più grande ospedale del Sud (il Cardarelli di Napoli), è una di queste.


L’uomo del caso, Francesco Ardizio, è un moderno antieroe nell’Italia della crisi dei valori.


Si sveglia nel nulla Francesco Ardizio. E’ confuso: non ricorda chi è, in quale posto si trovi, né perché sia lì; è ossessionato da visioni che lo terrorizzano e lo costringono a far uso di droghe. Attraverso vari flashback rivive il passato, riscoprendo progressivamente ciò che è stato e dove l’hanno condotto le idee che aveva e condivideva con i suoi due amici Giovanni Manti e Alessio Berg, con i quali ha vissuto anni giovanili pieni di efferatezze, di abusi e di violenze sessuali culminati nella notte-chiave.


Una perfetta e spietata armonia accomuna questi tre protagonisti; un’ideologia che nel tempo si consolida, sedimentandosi tra loro come le radici fanno con la terra sotto gli alberi; che li fa sentire forti, imbattibili, intoccabili nelle loro macchine nuove e nei loro tenori di vita medio-alti, intoccabili nel loro agire sempre per primi e senza alcuno scrupolo. Intoccabili anche mentre stuprano e torturano ragazze attirate con l’inganno di un sorriso genuino: la maschera perfetta per celare i fini più lascivi.


Un libro diverso, non scontato, veloce e disinibito; un’opera che si domanda fino a che punto una coscienza può sopportare il senso di colpa per il dolore e le sevizie inflitti per puro piacere. Nella fattispecie qui in esame: quella di Francesco Ardizio sembra essere giunta al limite. Quanto impiegheranno i suoi fantasmi ad eroderla del tutto?

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